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GA4 e Google Ads: perché le conversioni non coincidono mai?

Le conversioni di GA4 (Google Analytics 4) e quelle di Google Ads non coincidono quasi mai, e la differenza può essere consistente. Apri Google Ads e per la campagna del mese leggi 48 conversioni. Apri GA4, stesso periodo, stessa campagna, e ne leggi 31. Perchè?

I due strumenti misurano cose diverse. Google Ads registra i risultati delle persone che hanno cliccato sui tuoi annunci a pagamento. GA4 registra il comportamento di chiunque entri nel sito, da qualsiasi canale, e assegna il merito con criteri suoi. Chiamano entrambi “conversione” l’azione che per te vale (un modulo compilato, una chiamata, un acquisto) ma decidono in modo diverso quando contarla e a chi attribuirla.

Capire dove nasce lo scarto serve a due cose. Evitare di prendere decisioni di budget su un numero che hai frainteso, e riconoscere il momento in cui la differenza smette di essere normale e diventa il sintomo di un tracciamento “rotto”.

Che cos’è una conversione per Google Ads?

Google Ads conta una conversione quando qualcuno interagisce con un annuncio e poi compie l’azione che hai definito come obiettivo. Il punto centrale è che quella conversione viene assegnata al giorno del clic, non al giorno in cui l’azione è avvenuta.

Un esempio. Una persona clicca il tuo annuncio il 3 del mese, ci pensa, torna sul sito e compila il modulo il 12. Google Ads registra quella conversione sul 3. Se il 5 avevi controllato il rendimento, quel numero ancora non c’era: comparirà dopo, modificando un dato che credevi chiuso.

Il comportamento dipende da un’impostazione chiamata finestra di conversione, il periodo entro il quale un’azione viene ancora attribuita al clic che l’ha preceduta. Il valore predefinito per la maggior parte degli obiettivi è 30 giorni, estendibile fino a 90. Più la allunghi, più conversioni in ritardo rientrano nel conteggio.

C’è un secondo dettaglio che sposta i numeri: l’impostazione di conteggio. Per ogni azione puoi scegliere se contare ogni conversione generata da un clic oppure una sola. Un ecommerce di norma vuole contarle tutte, perché tre acquisti valgono tre volte uno. Chi raccoglie richieste di contatto di solito ne vuole una, perché la stessa persona che invia il modulo due volte resta un lead solo.

Che cos’è una conversione per GA4?

GA4 registra tutto quello che accade sul sito sotto forma di eventi. Fra questi tu ne designi alcuni come importanti per il business: nella terminologia attuale si chiamano eventi chiave, dopo che nel 2024 Google ha abbandonato la parola “conversioni” dentro GA4 proprio per ridurre la confusione con Google Ads.

Le differenze rispetto a Google Ads sono tre, e sono strutturali.

La prima riguarda la data. GA4 registra l’evento nel giorno in cui è successo. Riprendendo l’esempio, il modulo compilato il 12 in GA4 sta sul 12, mentre in Google Ads sta sul 3. Confrontando due settimane qualsiasi, i totali non possono coincidere.

La seconda riguarda il perimetro. Google Ads guarda solo il traffico a pagamento che ha generato. GA4 guarda tutti i canali, e deve decidere a chi assegnare il merito quando un percorso ne attraversa più di uno.

La terza riguarda proprio quella decisione, e vale la pena aprirla a parte.

Come funziona l’attribuzione della conversione in GA4 e in Google Ads?

Immagina un percorso realistico. Una persona clicca il tuo annuncio, non compra, qualche giorno dopo cerca il tuo nome su Google, entra dal risultato organico e acquista.

Google Ads si attribuisce quella conversione, perché c’è stata un’interazione con un annuncio dentro la finestra di conversione.

GA4, che vede l’intero percorso, distribuisce il merito fra i canali coinvolti secondo il modello di attribuzione impostato. Il modello predefinito è basato sui dati e considera tutti i canali: al traffico a pagamento arriverà una parte del merito, non necessariamente tutto. Nei report può quindi comparire un valore decimale dove Google Ads conta una conversione intera.

Questa sola differenza spiega buona parte dello scarto in qualsiasi account che riceva traffico anche da altri canali.

Le altre due cause dello scarto tra le conversioni

Il consenso ai cookie e i dati modellati

Quando una persona rifiuta i cookie di misurazione, il suo comportamento non può essere osservato direttamente. Per non lasciare un buco nei report, le piattaforme Google stimano statisticamente le conversioni mancanti a partire dagli utenti osservabili.

Il punto rilevante: Google Ads e GA4 applicano modellazioni diverse, su basi diverse. Due stime differenti dello stesso fenomeno producono per forza due numeri differenti. Su un sito europeo, dove il banner di consenso è obbligatorio e una quota di visitatori rifiuta, l’effetto sui totali è tutt’altro che marginale.

Il tempo di elaborazione

I due sistemi aggiornano i dati con velocità diverse. Google Ads mostra le conversioni con un ritardo di alcune ore, GA4 può impiegare fino a un paio di giorni per consolidare i report standard.

Ne segue una regola pratica: confrontare i due strumenti su ieri, o sugli ultimi tre giorni, produce differenze che spariscono da sole. Il confronto ha senso su periodi chiusi da almeno una settimana.

Quanto scarto tra le conversioni è “normale“?

Non esiste una soglia ufficiale pubblicata da Google, e diffida di chi te ne indica una al decimale. Quello che puoi usare è un criterio di direzione.

Nella grande maggioranza degli account Google Ads riporta più conversioni di GA4, per i motivi visti sopra: si prende il merito pieno di percorsi che GA4 divide fra più canali. Una differenza in questa direzione, stabile mese dopo mese, descrive due strumenti che funzionano come devono.

Quello che merita attenzione è il cambiamento. Se lo scarto era costante e in un mese raddoppia, o si inverte, o uno dei due numeri crolla a zero, il problema non è metodologico.

Come capire se c’è un errore di tracciamento?

Ecco quattro verifiche, in quest’ordine.

1. Guarda se l’evento arriva. Compila tu stesso il modulo, o completa un acquisto di prova, e controlla in GA4 nel report in tempo reale se l’evento compare. Se non compare, il problema è a monte di qualsiasi discorso di attribuzione.

2. Controlla i duplicati. Un evento che parte due volte, perché il tag è installato sia direttamente sia via Google Tag Manager, o perché la pagina di ringraziamento si può ricaricare, gonfia i numeri in modo credibile, e quindi difficile da notare. Il segnale tipico è un tasso di conversione troppo alto.

3. Verifica la continuità fra domini. Se il modulo o il carrello vivono su un dominio diverso da quello del sito, e la misurazione fra i due non è configurata, la stessa persona viene contata come due visitatori distinti e il percorso si spezza.

4. Controlla quali azioni stai davvero contando. Capita spesso di trovare in Google Ads più azioni di conversione attive che misurano la stessa cosa, magari importate da GA4 e insieme configurate a mano. Il totale risulta doppio senza che nulla sia tecnicamente rotto.

Su quale modello di attribuzione basare le decisioni?

Dipende dalla decisione.

Per gestire le campagne (alzare o abbassare budget, capire quali annunci e quali parole chiave rendono, etc.) usa Google Ads. È il numero su cui le strategie di offerta automatiche ottimizzano davvero, quindi è anche l’unico coerente con il comportamento della piattaforma.

Per capire il ruolo dei canali nel percorso di acquisto — quanto pesa l’organico, quanto la newsletter, cosa succede prima e dopo il clic sull’annuncio — usa GA4.

Per riferire i risultati al tuo referente, scegli una sola fonte, dichiarala e non cambiarla in corsa. Un report che a gennaio usa i numeri di Google Ads e a marzo quelli di GA4 racconta una crescita o un calo che non sono successi.

La domanda utile smette di essere quale dei due dica la verità. Diventa: questi due numeri si comportano come mi aspetto, e se un mese smettono di farlo, me ne accorgo?

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