Un articolo sui trend 2026 del digital marketing non può fare a meno di parlare di Intelligenza artificiale.
Nel 2024 il digital marketing è stato travolto dall’AI generativa, che ha iniziato a penetrare ogni settore, offrendo spunti di riflessione e consentendo i primi importanti esperimenti.
Il 2025 è stato l’anno in cui l’AI si è consacrata. Ha avuto una diffusione su ampia scala. Gli utenti l’hanno sfruttata (e spesso, ne hanno abusato) in lungo e in largo.
Il 2026 potrebbe rappresentare l’anno della maturità per l’AI.
In un sistema digitale che appare ormai saturo di contenuti automatizzati e spesso indistinguibili, l’attenzione degli utenti e degli algoritmi sembra spostarsi dalla quantità alla qualità.
Secondo le proiezioni attuali, il digital marketing potrebbe quindi abbandonare la logica della “produzione di massa” per abbracciare quella della sintesi e dell’affidabilità. Non si tratterebbe più solo di essere visibili, ma di essere scelti da nuovi intermediari tecnologici e da consumatori più scettici.
Analizzando i report dei principali osservatori internazionali (da Gartner a Forrester, passando per Google) abbiamo individuato quattro tendenze principali che dovrebbero definire questo nuovo mercato:
- Agenti AI e GEO: gli utenti sembrano destinati a delegare sempre più la ricerca agli assistenti AI, spostando probabilmente l’attenzione dalla visibilità nei motori di ricerca (SEO) alla raccomandazione da parte dei modelli generativi.
- Contenuti autentici: in un web che si prevede sempre più affollato di contenuti sintetici e “meccanici”, l’imperfezione e l’autenticità umana potrebbero diventare la leva principale per la fiducia e la conversione.
- Dati proprietari: la fine dei cookie di terze parti e le normative sulla privacy (come l’AI Act) rendono sempre più necessaria la gestione diretta dei dati proprietari (first-party data).
- Visual search: le piattaforme social come TikTok e Instagram potrebbero consolidarsi come motori di ricerca primari per query pratiche e di scoperta, richiedendo una strategia di “SEO visiva”.
Questo cambiamento appare strutturale: non riguarda solo l’apertura di nuovi canali, ma una trasformazione profonda nel modo in cui le macchine processano le informazioni e gli utenti prendono decisioni d’acquisto. Approfondiamo ora queste quattro tendenze principali.

1. Dalla SEO alla GEO: l’ascesa degli Agenti AI
La ricerca online tradizionale, basata sull’inserimento di keyword e la selezione di link, sembra evolvere verso un modello delegato. Gartner prevede che entro il 2026 una quota significativa del traffico web potrebbe provenire dagli agenti AI, software capaci non solo di recuperare informazioni, ma di compiere azioni autonome per conto dell’utente (come prenotare un ristorante o confrontare prezzi di prodotti o servizi).
Questo scenario trasformerebbe la SEO in GEO (Generative Engine Optimization). L’obiettivo non sarebbe esclusivamente più quello di posizionarsi ai primi posti della pagina dei risultati di ricerca, ma di essere la risposta fornita dall’AI nella sua sintesi. Per prepararsi a questo scenario, i brand dovrebbero ragionare sui seguenti aspetti.
- Struttura semantica: non basta scrivere un testo leggibile per gli umani; bisogna utilizzare le regole di scrittura e formattazione “preferite” dall’AI. Se l’AI capisce senza dubbi, è più probabile che utilizzi quelle informazioni.
- Autorità dell’entità: per i motori di ricerca, il brand è un’entità (un oggetto digitale). Bisogna fare in modo che l’AI colleghi il nome di brand a concetti precisi (es. “Gmg net” = “sviluppatore siti web”). Più fonti autorevoli confermano questo collegamento, più l’AI si fiderà a raccomandare il brand come esperto del settore.
- Share of model: monitorare quanto frequentemente il brand viene citato nelle risposte generate dagli LLM rispetto ai concorrenti.
Leggi anche: “La SEO non basta più: è arrivato il momento della GEO”
2. Contenuti umani autentici
L’accessibilità degli strumenti di AI generativa sta portando a un aumento di contenuti sintetici. La reazione del mercato nel 2026 potrebbe essere una ricerca maggiore del “segnale umano”, un fenomeno definito “human premium”.
Il contenuto generato dalle persone, verificabile e magari imperfetto, potrebbe acquisire un valore economico superiore. Le strategie di content marketing più efficaci potrebbero basarsi su:
- Personal branding e founder-led marketing: le persone si fidano di altre persone, non dei loghi aziendali. Il titolare o gli esperti dell’azienda dovrebbero esporsi maggiormente e parlare direttamente al pubblico: vedere un volto reale crea una fiducia che nessun comunicato stampa istituzionale può eguagliare.
- Esperienza diretta (secondo il framework Google EEAT): Google e gli utenti sembrano premiare sempre di più i contenuti che dimostrano esperienza tangibile (foto reali, recensioni non editate, etc.).
- Video “raw” (grezzi): un possibile abbandono delle produzioni troppo patinate a favore di contenuti video più autentici, che dimostrino l’assenza di manipolazione artificiale.
3. Dati proprietari
Nel 2026, la gestione della privacy si confermerà probabilmente non solo come questione legale, ma di sostenibilità commerciale. Con i browser che limitano i tracciamenti e l’applicazione di normative come l’AI Act e il GDPR, le aziende potrebbero trovare difficile “noleggiare” le audience dalle piattaforme pubblicitarie con l’efficacia del passato.
La soluzione indicata dagli esperti è la data sovereignty (sovranità dei dati): questo si traduce nel costruire sistemi di dati proprietari.
- First-party data: raccolta diretta di dati consensuali tramite CRM, newsletter e programmi fedeltà.
- Server-side tracking: implementazione di sistemi di tracciamento lato server per gestire meglio i dati inviati alle piattaforme pubblicitarie.
- Data clean rooms: ambienti sicuri dove incrociare i propri dati con quelli di partner senza violare la privacy dell’utente.
4. Visual search
Le piattaforme video verticali (TikTok, Instagram Reels, YouTube Shorts) stanno diventando i motori di ricerca preferiti per la Gen Z e la Gen Alpha per molte query pratiche.
Nel 2026, la strategia social potrebbe fondersi ulteriormente con la SEO. I contenuti non dovrebbero solo intrattenere, ma rispondere a intenti di ricerca specifici. Osserviamo alcune modalità di applicazione.
- Ottimizzazione visiva: uso di parole chiave in sovraimpressione e didascalie descrittive.
- Risposte rapide: creazione di video brevi che risolvono un problema specifico nei primi secondi, ottimizzati per apparire nelle ricerche interne delle app.
- Micro-content: frammentazione dei contenuti lunghi in pillole che intercettano domande precise.
La nostra opinione
Da qualche anno ormai, la tecnologia è diventata una commodity. Gli strumenti per creare siti, lanciare campagne o generare contenuti sono ormai accessibili a qualsiasi azienda e permettono di fare quasi tutto, spesso con pochi clic.
Ma avere accesso agli stessi mezzi di tutti gli altri comporta un rischio: quello di ottenere lo stesso risultato di tutti gli altri.
Crediamo che la vera differenza, in questo scenario, non la faccia il software, ma il metodo. Serve l’esperienza per trasformare gli strumenti in strategia e serve un lavoro profondo, quasi artigianale, sull’identità del brand. Solo costruendo un carattere forte e riconoscibile ci si può affrancare dall’omologazione.
È questo l’unico modo per assicurarsi che, quando un’Intelligenza Artificiale dovrà rispondere a una domanda inerente ad un servizio offerto da un’azienda, ci sia qualcosa di unico e rilevante da dire.