Ogni anno, a dicembre, il Gmg net Day segna per l’azienda un momento preciso: quello in cui ci si ferma, si osserva ciò che è accaduto e si decide come raccontarlo.
Non è solo un evento.
È un punto di passaggio.
E come ogni passaggio reale, ha bisogno di un segno.
Un segno che non si limita a rappresentare, ma interpreta. Per questo il logo del Gmg net Day non è mai lo stesso.
Un logo non è un’identità fissa
Nel nostro lavoro di art direction abbiamo imparato una cosa semplice: un’identità non è qualcosa di statico.
Un’identità vive.
Cambia forma, si adatta, si sposta leggermente ogni volta che l’azienda attraversa una trasformazione.
Il logo del Gmg net Day nasce esattamente da questa idea.
Non è un elemento decorativo dell’evento. È una sintesi temporanea, un punto di equilibrio tra ciò che siamo stati e ciò che stiamo diventando.
Ogni anno prende forma a partire da ciò che è realmente accaduto: persone, progetti, decisioni, accelerazioni e deviazioni.
Da lì costruisce una nuova immagine.
Il segno come interpretazione, non come ornamento
Quando si progetta il logo del Gmg net Day non si parte dall’estetica, ma da una domanda precisa:
che cosa ha significato quest’anno per noi?
La risposta non è mai lineare.
A volte è un cambiamento organizzativo, a volte un salto tecnologico, a volte una consapevolezza interna che non è immediatamente visibile all’esterno, ma che modifica profondamente il modo in cui l’azienda si percepisce.
Il logo diventa quindi una traduzione visiva.
Non descrive, interpreta.
Non semplifica, sintetizza.
Il giorno come forma di racconto
L’evento è costruito come un ritmo.
Al mattino la parte più verticale: presentazioni, contenuti, visione.
Poi il pranzo: sospensione, relazione, contatto informale.
Infine il pomeriggio: esperienza.
Negli anni questo momento ha preso forme diverse: la visita in cantina, il birrificio, il golf club, una cooking class per imparare a fare il pesto.
Non sono semplici attività.
Sono dispositivi narrativi.
Servono a portare il tema dell’anno fuori dal linguaggio e dentro la materia, trasformando un concept in esperienza reale.
Oggetti che restano (e non sono semplici gadget)
Anche i gadget seguono la stessa logica progettuale.
Non sono oggetti promozionali, ma estensioni fisiche dell’identità dell’evento.
Materiali, colori, dettagli e forme dialogano ogni anno con il concept visivo, mantenendo coerenza con il tono dell’edizione.
Sono elementi piccoli, ma hanno un ruolo preciso: permettono all’identità del progetto di continuare a esistere anche dopo la giornata.
Un oggetto progettato dentro questo sistema non è mai neutro. Diventa una traccia concreta di un’esperienza condivisa.
Ogni edizione è un sistema, non un simbolo
Con il tempo il Gmg net Day ha costruito qualcosa che va oltre il singolo evento.
Ogni edizione è un sistema visivo completo, un linguaggio che si estende dal logo all’intera esperienza.
Non esiste un elemento isolato. Tutto è collegato: inviti, presentazioni, ambienti, oggetti, materiali e il modo in cui tutto viene vissuto durante la giornata.
È qui che il design smette di essere superficie e diventa struttura.
Quattro anni, quattro identità
Guardare i loghi uno accanto all’altro significa osservare l’evoluzione dell’azienda attraverso il linguaggio visivo.
Guardare i loghi uno accanto all’altro significa osservare l’evoluzione dell’azienda attraverso il linguaggio visivo.
Ogni edizione nasce da un contesto diverso e da domande diverse. Cambiano segni, geometrie, colori e tono visivo, ma rimane costante l’intenzione progettuale: trasformare un momento aziendale in un’identità riconoscibile.
Non esiste un approccio replicabile in senso rigido. Ogni logo viene costruito partendo da ciò che l’azienda ha attraversato durante l’anno: crescita, cambiamenti interni, nuove direzioni, nuovi modi di lavorare e di pensarsi.
Per questo ogni identità è diversa, ma nessuna è scollegata dalle altre.
Insieme, i loghi delle diverse edizioni costruiscono una sequenza visiva che racconta non solo un evento, ma il percorso dell’azienda nel tempo.

Quando il concept diventa esperienza
Nel progetto il design non rimane mai confinato ai materiali visivi.
Ogni edizione prova a trasformare il concept dell’anno in un’esperienza concreta, vissuta dalle persone durante la giornata.
Le attività organizzate nel tempo non sono mai semplici momenti di team building, ma parte integrante del racconto.
Che si tratti di una visita in cantina, di un birrificio, di una giornata al golf club o di un laboratorio dedicato al pesto, ogni esperienza contribuisce a tradurre il tema dell’edizione in qualcosa di reale e condiviso.
È in questo passaggio che il progetto prende davvero forma: quando un’identità smette di essere solo visiva e diventa esperienza.

Cosa ci insegna questo progetto
Nel tempo ho osservato un fenomeno interessante: più il logo cambia, più diventa riconoscibile.
Sembra un paradosso, ma non lo è. La coerenza non nasce dalla ripetizione, ma dal metodo.
Ogni anno il processo è lo stesso: ascolto, sintesi, traduzione visiva. Cambia il risultato, non il modo in cui si arriva al risultato.
Ed è questo che tiene insieme tutto.
Dal punto di vista dell’art direction, il progetto è diventato un esercizio continuo su una domanda semplice e complessa allo stesso tempo:
come si rappresenta un’identità che non vuole essere statica?
Non una conclusione, ma un passaggio
I loghi non sono una collezione.
Sono una sequenza.
Ogni segno è una risposta temporanea a una domanda più grande: chi siamo in questo momento?
E ogni risposta apre inevitabilmente la successiva.
Forse è questo il vero progetto.
Non costruire un’identità immobile, ma imparare a disegnarne una che sappia muoversi.
“Un’identità davvero viva non si riconosce perché rimane uguale nel tempo.
Si riconosce perché riesce a cambiare senza perdere sé stessa.”